Un viaggio nel tempo.

dal 1969 ad oggi
UN VIAGGIO NEL TEMPO.

Bruno Ferrin Firma

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Muore una persona cara. Soffri tremendamente, piangi, ti disperi.
Con il passare del tempo, il dolore si attenua fino a scomparire. Dopo 10 anni, nessuno si ricorda più che è esistita.
Voglio essere ricordato per aver regalato almeno un’ora di divertimento a tutti, grandi e piccoli.

Dal 1960 al 1980 ho fatto il rappresentante di lieviti per pane.
Siccome i fornai lavorano dalle 4 di mattina a mezzogiorno, mi alzavo alle 3 di notte per andarli a trovare. Al pomeriggio avevo molto tempo libero, quindi per arrotondare chiesi a mia moglie Marisa: “E se aprissimo una frasca?” “Provémo!” Mi rispose lei.
Mi misi a battere il Montello, fin quando non adocchiai questo pioppeto sulla collina fra Nervesa e Santa Croce. Era il 1969. Pagavo 100 mila lire di affitto all’anno.
Costruii una baracca in lamiera e da li iniziò tutto.

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La prima domenica di apertura, il 15 giugno 1969.
Una damigiana di vino bianco, una damigiana di rosso e 5/6 chili di salsiccie che avevo appeso ad un albero. Sotto, la griglia e un po’ di soppressa. Quattro tavole in mezzo al pioppeto e dissi: “Cominciamo e vediamo se si ferma qualche cliente.” I primi sono stati due ragazzi, si sono fermati e han detto: “Ma, cosa c’è qua?” “Un’osteria!” Risposi io. “Ma come un’osteria? Se siamo passati ieri e non c’era niente…”. “Abbiamo aperto oggi, voi siete i primi!” E da li cominciano uno, poi quattro, dieci, venti persone a fermarsi. In due-tre ore abbiamo finito tutto. Che entusiasmo la sera!

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Avevo bisogno di ganci per agganciare le catene e così sono andato da un vecchio fabbro qui in paese. Una volta entrato dico: “Senta, ho bisogno di saldare questi quattro ganci di ferro”. E sai cosa mi ha risposto? Dice: “Io non ho mica tempo per queste piccole cose. Se sai saldare c’è la macchina, arrangiati.” Non l’avesse mai detto. Ho cominciato, mi ricordo che era luglio ed ero in pantaloni corti, zoccoli e petto nudo. Mi sono ritrovato alla sera rosso come un gambero e la notte non ho mai dormito perché gli occhi mi bruciavano. Però alla fine ho costruito la prima giostra, un’altalena.

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Vent’anni fa c’è stato un momento in cui ho messo in vendita questo posto. In cuor mio, però, pregavo perché nessuno si facesse vivo. Perché lo amo troppo. Questo ambiente, quest’aria, il silenzio: senti solo il rumore delle foglie che si muovono e gli uccellini che cantano.
Quando passo le giornate qui e arrivo a casa alla sera, io sento che ho vissuto.

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La mia vita è stata intensa. Con l’età le forze calano ma l’entusiasmo resta quello del primo giorno. Da un po’ di anni lavoro con mio nipote Francesco. Progettiamo, costruiamo, facciamo manutenzione. La sua gioventù e il suo interesse mi danno molta carica. Cerco di trasmettergli tutto il mio sapere, e vedo che funziona: comincia ad avere le sue idee e a pensare nel modo giusto. Gli scambi di opinione e le occasioni di confronto sono molti. Sono certo che quando sarà il momento si porterà dietro tutte le nostre chiacchierate. Un desiderio? Mi piacerebbe tanto tornare bambino. Ogni volta che costruisco una giostra penso: “Se fossi piccolo Ai Pioppi mi divertirei tantissimo!”. In verità però mi sento ancora un po’ bambino. Con tutte le idee che ho per la testa, potrei costruire giostre almeno per altri 50 anni!

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